Bed and Bag, una nuova rivoluzione parte dall’Italia

Internet è da sempre efficace nell’agevolare l’incontro tra domanda e offerta. Il settore del turismo ha saputo usare il web come una prateria nella quale far corre i propri affari, tanto che oggi un volo aereo o un soggiorno in albergo si acquistano prevalentemente online. Il fenomeno che recentemente ha catturato l’attenzione del settore turismo nel web è certamente Airbnb, portale dedicato all’affitto breve nato da un’idea di Brian Chesky, Joe Gebbia e Nathan Blecharczyk e sviluppato grazie all’incubatore d’imprese Y Combinator di San Francisco. Anche in Italia Airbnb è un successo, con circa 8.000 annunci pubblicati nel 2011, diventati ben 350.000 nel 2017.

Se la crescita di Airbnb avanza in modo inarrestabile, con un +50% di annunci pubblicati sul 2016 e trattative che spesso restano in una dimensione del tutto sommersa, all’orizzonte s’intravede una nuova rivoluzione dedicata ai bagagli. Quante volte alla fine di una vacanza si perde tempo prezioso e un’opportunità di compiere attività piacevoli perché si hanno bagagli ingombranti al seguito? Così alcuni imprenditori fiorentini hanno pensato al portale Bag Bnb, subito diffusosi negli Stati Uniti ma destinato a rivoluzionare anche il tessuto turistico italiano, come il caso di Firenze dimostra.

Bag Bnb aiuta i turisti in fase di check out dagli alberghi. Con bagagli al seguito si spostano verso stazioni, porti, aeroporti e terminal bus, hanno ancora qualche ora prima del viaggio di ritorno e grazie al nuovo portale possono cercare un Angel e depositare i propri bagagli per girare liberamente nei dintorni. Gli Angels, i custodi dei bagagli, sono attività come bar, negozi, magazzini, b&b e più in generale tutte quelle realtà che iscrivendosi al portale hanno spazio per il deposito bagagli, che sia una cantina, un garage, uno spazio sfitto all’interno del proprio locale poco importa.

Le tariffe da richiedere per ogni bagaglio spaziano da due a cinque euro: per alcuni locali ubicati in luoghi strategici ciò si può tradurre in un arrotondamento prezioso che si configura come tutto guadagno, senza costi. Gli Angels possono infatti custodire i bagagli dei turisti-utenti continuando a svolgere le consuete attività: un wine bar può ad esempio gestire il normale servizio ai tavoli mentre riceve il bagaglio dei turisti nel guardaroba. Da qui a una domanda di servizi extra il passo è breve, perché i turisti possono voler consumare un pasto o fare un break ristoratore nella struttura. E all’orizzonte c’è chi intravede già un’evoluzione di Bag Bnb, con depositi bagagli automatici che annullano la presenza del personale, tanto il servizio si paga online.

Trova le tariffe migliori e risparmia con i codici sconto ! Le offerte migliori per hotel  e viaggi online

La crisi dei giornali italiani

Chi ha una ricetta si accomodi. Davanti alla chiusura delle edicole e il calo costante delle copie vendute, nessuno sembra avere in Italia le idee chiare su come rilanciare le vendite dei quotidiani. È però un errore pensare che sia tutta colpa di Internet o della cosiddetta convergenza digitale, che ha creato nuovi modi di fruire le notizie e ha fatto contrarre vistosamente la vendita dei quotidiani. Nel mercato italiano ci sono criticità che non consentono di ottenere gli stessi risultati del New York Times, che dal 1999 al 2015 ha saputo raddoppiare il numero di abbonati (da 453 milioni a 846 milioni, dati Traffic). Oppure, per restare in Europa, che non consentono di emulare la situazione dei giornali francesi nell’attrarre pubblicità e tenere sotto controllo i costi.

I guai per i grandi gruppi editoriali italiani sono iniziati con la crisi del 2008. Da allora resta cronica l’incapacità di finanziarsi attraverso la pubblicità. Gli investimenti pubblicitari in Italia sono destinati per oltre il 50% alla televisione, quota che scende sotto il 30% nella vicina Francia e intorno al 25% in Europa. Il giornale cartaceo in Italia sviluppa un invenduto di copie che supera il 30% del totale delle copie stampate, mentre in Francia hanno da tempo affinato questo canale distributivo e oggi le copie invendute sono solo il 15% di quelle stampate. Quote non indifferenti di investimenti si perdo anche nel mercato dei collaterali: gadget, libri, film, articoli da collezione e altri accessori collegati alla vendita dei quotidiani hanno espanso il fatturato degli editori fino al 2008, ma ora la ricetta dei collegati sembra non piacere più, tanto che le edicole fisiche chiudono una dopo l’altra.

Di quanti sono diminuite le copie vendute?

Resta la sfida di come monetizzare al meglio le edizioni online dei quotidiani, di come gestire il traffico utenti che potrebbe valere oro, ma che genera una percentuale di abbonati (sul totale delle copie vendute) pari all’1,15% per il Corriere della Sera e allo 0,86% per Repubblica, che nel 2018 sta spingendo fortemente sugli articoli online da poter leggere solo con abbonamento. Ma qual è la reale dimensione dell’emorragia di copie vendute? Ce lo dicono i dati raccolti da Ads confrontando le copie vendute nel 2004 e nel 2017.  Sono nati, al fine di agevolare la diffusione di quotidiani online, numerosi siti web atti alla commercializzazioni di buoni e coupon sconto per agevolarne la diffusione. Tra i grandi quotidiani nazionali, La Stampa ha perso il 50% di copie vendute, passando 244.443 a 123.585 copie giornaliere di media.  Peggio ha fatto il Corriere della Sera, passato da 505.635 a 198.761, per un calo del -61%. Il calo di Repubblica è del -62%, mentre quello del Sole 24 Ore è del -66%. Neanche i giornali con opinioni fortemente polarizzate sono andati meglio, come dimostra il -64% di Libero, il -67% de Il Giornale e il -100% de L’Unità. E già, lo storico quotidiano fondato da Antonio Gramsci è passato dalle 59.308 copie giornaliere del 2004 alla chiusura di oggi.